LA NOSTRA STORIA

Una lontana notte di mezza estate... 

Una lontana notte di mezza estate del 1997, Antonino Cusenza, uno dei proprietari e gestori dell'hotel Baglio Santacroce (Valderice, TP) stava chiudendo il locale e andando a casa. Ormai non era più rimasto nessuno dentro. C'era quasi buio, silenzio, solo i suoi passi nelle stanze, e una strana atmosfera, densa, fuori e dentro di lui. Si fermò a guardare gli avanzi dell'ultimo banchetto... E notò, come se fosse stata la prima volta, quanto cibo era rimasto da buttare, quante cose fossero lì in quei vassoi e in quei piatti, senza che avessero alcun motivo di essere lì. 

Sarà forse stata una particolare predisposizione del momento, sarà stato quel buio che ancora echeggiava delle tante persone presenti fino a qualche ora prima, sarà stato quel silenzio che faceva sembrare tutto così lontano e vano... tanto lontano da sentirsi vicini a chi non si conosce... o sarà stato uno di quei momenti particolarmente intensi che nella vita d'improvviso ti piombano addosso senza che tu sappia darti delle spiegazioni razionali... ci sarà stato qualcuno che ha parlato in quel silenzio o sarà semplicemente stata una piccola domanda: perché? perché tutto quel cibo stava là, pronto per essere buttato mentre dall'altra parte del mondo c'erano bambini che gridavano la loro fame? Ad ogni modo qualcosa sarà stato, perché qualcosa accadde. Quella notte la vita di molte persone stava prendendo una particolare strada senza che nessuno ne sapesse nulla. 

Nella penombra angoscia, un tuffo al cuore, e poi una luce, una forza e una volontà tanto forti da non mollare più Antonino. 

Offerta d'aiuto

 

L'indomani, arrivato al Baglio, Nino decise di organizzarsi per inviare un container con generi alimentari in uno dei paesi che più ne necessitavano. Iniziò a contattare i suoi fornitori alimentari chiedendo forme di collaborazione per contribuire alla raccolta di cibo e bevande. Le risposte furono di grande disponibilità. Un giorno, Nino portò a conoscenza di tutto questo, l'allora sindaco di Valderice, Giacomo Tranchida. Quest'ultimo, dopo aver condiviso la grande impresa che Nino voleva far decollare, propose di organizzare nel territorio valdericino una giornata di raccolta alimentare, per sensibilizzare tutta la cittadinanza. Inoltre, Giacomo Tranchida, si rese disponibile nel contribuire alle spese per l'invio del container verso la destinazione che poi sarebbe stata prescelta. Tutto sembrava andare per il verso giusto, la strada sembrava costruirsi da sola.

Nino cominciò a telefonare a diverse associazioni internazionali per proporre il suo aiuto,per avere un tramite e per conoscere dove poter inviare il container. Pochi risposero, quasi nessuno accettò, per motivi logistici veniva detto. Fu più complicato di quanto avesse mai potuto pensare. Era sembrato facile e invece... era così difficile... tutto inspiegabilmente complicato. Ma quel sogno di una notte di mezza estate lo continuava a seguire in ogni cosa che facesse.

Qualcuno risponde


Era una mattina di settembre dello stesso anno quando Nino trovò sulla sua scrivania la lettera di un'organizzazione internazionale. Gli rispondevano comunicandogli che era complicato inviare un container con generi alimentari nei Paesi in via di Sviluppo, ma che c'erano in stand-by parecchi progetti da realizzare tra cui quello relativo alla costruzione di una scuola in Madagascar. Nino prese a cuore proprio quel progetto. Lo chiamò "Tutti per una... scuola" . Cominciò subito a dar sfogo alla sua creatività e a darsi da fare per organizzare iniziative per la raccolta fondi. Soglia da raggiungere: 150milioni di vecchie lire. Tempo stimato: due anni. Nino in due anni riuscì a raccogliere esattamente 178.642.000 lire (ricorda ancora la cifra a memoria). 

Il meccanismo era più o meno questo: per aderire alle singole iniziative, la gente doveva versare la quota su un conto corrente postale appositamente aperto dall'Associazione internazionale, finalizzato al progetto da realizzare; e, per partecipare, bisognava sempre avere la ricevuta del versamento. 

"Tutti per una... scuola" 

Come prima cosa Nino comprò 100 grandi salvadanai di terracotta e li distribuì in diverse attività commerciali. I salvadanai furono poi raccolti e aperti il 3 ottobre 1998. Organizzò due serate in una discoteca del trapanese, una delle quali con un attore famoso come ospite d'onore. Il basket Trapani era in serie B: con la collaborazione degli organizzatori, fece in modo che 1000 lire aggiunte al consueto biglietto d'ingresso, andassero per il progetto "Tutti per una... scuola".

Grazie alle persone che fin dall'inizio gli erano state vicine, grazie allo spirito di solidarietà della popolazione dell'ex agro ericino, cominciò ad organizzare parecchie iniziative, come: sorteggi, lotterie, raduni moto, raduni Mercedes, cene di beneficenza, ecc. Nei mesi di ottobre e novembre del 1998 organizzò una rete di solidarietà proprio fra i ristoratori. Tramutò i beni alimentari gentilmente offerti dai fornitori, in beni commestibili, in modo da poter confezionare, così, un menù da offrire agli ospiti che avevano giˆ prenotato per l'occasione. Il ricavato dei pranzi delle domeniche presso alcuni ristoranti dei Comuni dell'ex agro ericino, andava per il progetto della scuola in Madagascar. L'iniziativa si replicò con le pizzerie, nei mesi di gennaio e febbraio 1999. La partecipazione alle iniziative era sempre più numerosa. Il traguardo si avvicinava. 

Il viaggio in Madagascar 

Nel mese di ottobre 1999, passati ormai due anni dall'inizio del progetto, partì per il Madagascar per constatare di persona l'inizio della costruzione della scuola. Un amico, prima di partire, gli diede il contatto di alcuni Salesiani Don Bosco nella missione di Ivato, così, per avere un punto d'appoggio. Fu una di quelle cose che sembrano insignificanti e che poi invece ti cambiano la vita. 

Nel periodo di permanenza Nino visitò diverse missioni salesiane: Ivato, Betafo, Fianarantsoa, Ijely. Si fermò sul territorio malgascio per 25 giorni. Le cose che vide e le esperienze che fece le porta ancora nella mente come un ricordo vivido, nel cuore come un sigillo. Una promessa a quel popolo. A Fianarantsoa conobbe l'istituto dell'orfanotrofio cattolico di Ankofafa, gestito dalle suore nazarene. Con un solo sguardo quei bambini diventarono subito figli suoi, con un respiro si sentì appartenere in qualche modo a quella terra. Voleva restare. Ma non era facile scegliere. Non era facile decidere. Questa volta no. 

Solo lunghe chiacchierate, riflessioni e scambio d'idee con i padri salesiani lo convinsero che poteva fare molto di più dall'Italia che da là stesso. Gli venne esplicitamente richiesta una collaborazione per prendersi cura della sanità all'interno delle missioni Don Bosco. Non essendo medico, Nino si impegnò a tornare con dei professionisti che potessero dare una migliore valutazione della situazione. Promise di ritornare presto, prese con sé tutto il coraggio che aveva, abbracciò le persone che rimanevano lì e ripartì. 

Nasce l'associazione Trapani per il Terzo Mondo 

Arrivato a Trapani, Nino chiamò alcuni amici più cari, medici che stimava e che potessero essere disponibili. Decise di avviare un gruppo di professionisti per effettuare una ricognizione sanitaria del territorio e delle nove missioni salesiane in esso presenti. Ma la sua persona, il suo nome, non bastavano più. Per ottenere autorizzazioni, disponibilità e aiuti da parte delle pubbliche amministrazioni bisognava essere un gruppo formalmente riconosciuto. 

Nel febbraio dell'anno 2000 veniva costituita l'associazione Trapani per il Terzo Mondo e nel mese successivo partiva la prima missione di medici in Madagascar. Fu in quei giorni che, approfondendo meglio la conoscenza della situazione sanitaria in cui versa l'isola, visti il degrado e la drammatica condizione socio-economica, in collaborazione con i salesiani il gruppo decise di avviare un progetto della durata di cinque anni: Un medico in missione per il Madagascar . Da allora, i viaggi in Madagascar esprimono il nostro primo impegno ad offrire un aiuto a questo paese ancora in via di sviluppo.